A Paname: promenade polaire

Nel lusso sfrenato dei miei 32 metri quadri nel Decimo (arrondissement di Parigi) fatico non poco a vincere l’inerzia con cui il comodo tepore del piumone (in finte piume) mi calamita al letto. Gelido sabato di inizio Gennaio. L’artico si e` esteso “all’intero emisfero nord”, recitavano ieri le news,  e la Francia non fa eccezione: neve. Soprattutto al sud (!) (che per un italiano suona un po strano). Tiro la tenda: la neve cade in sottilissimi fiocchi asciutti. in strada appena un sottile strato (nulla rispetto alle nevicate trentine dell’anno passato, sigh).

Alla seconda tazzina di caffè mi ricordo che devo sentire Laura, una compaesana  che a Parigi vive da una quindicina d’anni. Mi dice che e` in libreria, da Lipsy, nel quinto, (cioè sulla “rive gauche”, il lato fico della Senna) e mi invita a passare a salutarla. Fuori il freddo punge, entra nei vestiti. L’addestratore di “soldato Palla di Lardo” farebbe a pezzi il mio ego se mi vedesse, ma il gelo mi induce una camminata che, nel mio immaginario idiota, mi fa pensare ad un passo militare. Con la mandibola di marmo mi infilo felice giù per le scale della stazione metro Jaques Bonsergent (il sergente di soldato Palla di Lardo?) in Boulevard de Magenta (fratelli d’Italia, l’Italia s’e` desta): ”negl’inferi l’aria condizionata la spegneranno”. Ciccia, la mandibola rimane granitica.

La linea 5 della metro, direzione sud, conduce a Place d’Italie (!), e  per trasbordare anime dalla rive droit alla rive gauche si dissottera srotolando un ponte metallico (tra il Quai de la Rape`, droit, e la Gare d’Austerlitz, gauche) che regala un rapido scorcio del fiume e  dei parigini che si rincorrono sui Quais come su una pista Polistil. Da Austerlitz si cambia sulla M10 e dopo un paio di fermate scendo a Maubert-Mutualite` (l’origine dei nomi di alcune stazioni metro di Parigi merita approfondimenti), a due passi dalla Sorbonne. Hanno riacceso il condizionatore. La siamo nel quinto, quartierino a modo. E si vede. L’alta qualità` dell’offerta commerciale riempe gli occhi. E il naso (vedi negozio di formaggi). I negozi di alimentari sono completamente aperti sulla strada (niente porte, niente vetrine), e i bottegai si muovono agili tra i clienti intabarrati: per loro la tramontana non esiste.

La libreria Lipsy e` a 10min di cammino lungo la Rue Monge, una traversa di Boulevard St. Germain. Posticino intéressante la libreria. Negozio  medio-piccolo, atmosfera accogliente, legno, sa di vecchio. Qui si tratta un solo genere: la psiche (psicologia, psicanalisi, psichiatria..).Mentre Laura serve qualche cliente (paziente?),  l’occhio vaga tra gli scaffali, che sono ordinati per generi, tra i quali: ”la morte”, “il male”, “il sesso”. L’opera intera di Freud occupa due ripiani interi. Quella di Jung circa anche. Tra un cliente e l’altro Laura mi dice che la libreria e` frequentata da pazzi (veri). Simpatica. Mentre aspetto l’ora di chiusura faccio un salto dal giornalaio per prendere Pariscope, un giornalino in carta riciclata, formato “guida TV”, ma dal contenuto appena più interessante. La trovi tutto lo scibile sull’offerta “culturel” Parigina: teatro, musica, cinema (maronuzzera quanti), arte, ristoranti, spettacoli per bambini (!) e al fondo una sezione chiamata Paris la Nuit con info su clubs per peccatori di ogni tipo. Laura (che abita nel dodicesimo, cioè sulla riva destra) propone una passeggiatina di rientro. ”Sticazzi, fuori si gela”. Ma lei sdrammatizza: “vorra dire che cammineremo  veloce allora” (Palla di Lardo, ATTENTI !!). et voila`, off we go. Per un passaggio che costeggia la chiesa di St. Nicolas du Chardonnet (beatificato per vinificazioni eccelse) ci ricongiungiamo al Boulevard St. Germain al fondo del quale attraversiamo la Senna riportandoci sul lato “falso” (a destra sta il FALSO, a sinistra sta il VERO,  P.G. Odifreddi docet, vedi corso di Logica Matematica, Università di Torino, seconda meta anni 90) attraverso l’isola di St. Loius dalla quale, guardando (orograficamente) in giù  si vede il retro di Notre Dame, contornata da luci arancioni sulla Ile de Cite.

Sul marciapiede di Pont de Sully, verso l’isola St. Louis,  a malapena evito una delle tante donazioni che la razza canina lascia alla Municipalite` e  le dimensioni della quale mi fanno sovvenire le seguenti considerazioni: o Julius (il mastodontico quadrupede di casa Malaussene), in preda ad attacco epilettico, ha ivi lasciato un segnale del suo sconfinamento da Belleville. Oppure, che io sia dannato, devo dubitare della natura quadrupede della specie di provenienza? (certo che ardimento, liberarsi di un “molosso” del genere in pieno ponte non e` da molti).

Evitatata la trappola di dubbia origine, la confabula riparte spedita (abbiamo una ventina d’anni di arretrati da smaltire) insieme alla facalta.  Errando tra le vetrine dei cafe e ristoranti che oltrepassiamo, il mio occhio si placa quando incrocia un angelo dorato che spicca sulla cima di un obelisco in lontananza: e` la Colonne de Julliet, al centro di piazza della Bastiglia. In un attimo siamo li, nel tempio della rivolta sociale che fu, e che e` (scioperi e i cortei di protesta dei francesi transitano ancora oggi tutti di qua). Sull’altro lato della piazza un edificio imponente, vetro, metallo,  mi provoca un brivido addominale (ma che ci fa qui questo coso?). L’Opera de la Bastille, il testimone  del passaggio di  Mitterand all’Eliseo.  Camminando il freddo si e` placato (saggia Laura), così mentre ci salutiamo chiedo lumi per proseguire a piedi il rientro alla base. Facile facile, dalla Bastiglia basta imboccare Boulevard Beaumarchais e di li, dritto per dritto, fino a Place de La Republique (home sweet home).

Il marciapiedi del Boulevard Beaumarchais e` bello ampio. Tre/quattro garcons si muovono trafelati tra bancherelle ricoperte di ostriche, granchi e aragoste, all’angolo con la Rue de pas de la Mule. Uno apre i gusci dei molluschi riponendoli in bell’ordine sui vassoi che gli altri portano via pieni e ritornano vuoti. Sulla tenda che fa da tetto alle bancarelle si legge  “Restaurant de Poissons” anche se  l’esercizio piu che un ristorante fa pensare ad una bottega. In realta e` proprio un ristorante ma il “fresco di mare” da servire ai tavoli si prepara in strada (a questo punto sono persuaso: a parigi il marketing e` a “cielo aperto”).

Dalle prelibatezze marine dopo pochi passi si  cambia completamente genere sul Boulevard Beaumarchais, con una serie di negozi di moto “ricercate”. In sequenza, tra quelli che ricordo, un negozio Harley, uno Triumph e uno Buell (il top brand della motociclista di classe), quest’ultimo affollato da manipolo di bikers in abiti adeguati (tuta, protezioni) e che con le estensioni  bicicliche del loro ego occupano l’intero marciapiede. Poco oltre un altro popoloso crocchio riempie il marciapiede, di fronte a due vetrine illuminate e dalle quali si distingue un forte rock sound. Avvicino il naso alla porta per capire che succede e un security-guy  mi spalanca l’entrata. It’s party time. Entro. Trattasi di negozio di abbigliamento pop, anche se piu che dai vestiti lo spazio espositivo e` occupato al momento da scatoloni (sui quali poggiano cartoni di vino e pacchetti di salatini) e gente trendy festante. L’ambiente, anziche ad una boutique, fa pensare ad un magazzino che qualcuno  ha iniziato a ristrutturare, ma che per mancanza di fondi, non e` riuscito a terminare. Eppure c’e`  un che di voluto nello stile, una trasandatezza molto “cool”. Colonne  semi-intonacate, lampadine che spiovono  libere da un soffitto in cui l’armatura arruginita del cemento fa capolino qua e la. Il “sound” proviene da una delle “navate” delimitate dalle colonne in cui lo spazio e` diviso. Un trio: panterona nera alla voce e basso, stralunato chitarrista con capello lungo (ma rado) su look da college boy camicia/gilet, e batterista fighetto. Il suono subito sembra fastidiosamente drammatico, ma mentre mi servo due salatini e mi do uno sguardo in giro mi accorgo che funziona. Mi tiene li.  Ce` un bel po di PJ Harvey nel sound, ma con una voce (nera) piu calda e la chitarra che disegna trame molto piu elaborate di quelle della melanconica musa d’oltremanica. Alla fine scopro che quello a cui ho assistito e` il concerto dei Terranovacain (band parigina di rock alternativo, album d’esordio in uscita il 1/3/10: da tenere d’occhio)  per l’inaugurazione di una boutique della catena Xuly_Bët (http://en.wikipedia.org/wiki/Xuly_Bët) un fashion designer che dal Mali ha trovato casa qui (vedi Terranovacain su FB e Myspace).

Per oggi la giornata e` fatta. Mi riavvio verso Republique e da qui in 5 minuti sono sul Canal St. Martin. Le impronte triforcute di piccioni e gabbiani formano mosaici astratti sul sottile strato bianco  che ricopre l’acqua gelata. Tre clochard seduti su un divano in un antro del palazzo postale mi salutano e mi chiedono una sigaretta  (sono gli stessi di ieri. e di ieri l’altro). Giro l’angolo, il piumione in finte-piume chiama.  Bonne nuit, Paris.