Buon compleanno anche all’Erasmus
La proposta di riforma del mercato del lavoro italiano avanzata dal governo Monti è destinata a far discutere, nonostante un testo finale sia ancora di là da venire.
Quel che circola di tale proposta contiene importanti segnali di innovazione così come elementi particolarmente adatti a caricarsi di profondi significati simbolici e di conflitto sociale.
Sul versante delle innovazioni, va senz’altro apprezzata l’inversione di tendenza rispetto alla legislazione del lavoro dei passati decenni, improntata ad una netta segmentazione insider-outsider, con gli outsider identificati per caratteristiche di coorte.
La riduzione delle forme contrattuali atipiche e quindi la riduzione della flessibilità “ai margini” in entrata, l’innalzamento (per altro timidissimo) del costo dei contratti a termine, segnano comunque, se verranno mantenute anche nel testo finale, una discontinuità da non sottovalutare nella valutazione della riforma. L’introduzione di una indennità assicurativa di disoccupazione è un altro passo nella direzione che si auspicava, cioè verso un moderno sistema di integrazione fra welfare e mercato del lavoro nell’ottica della cosiddetta “flexicurity”.
Lo scorso 18 aprile, in occasione degli “ICT days 2012”, è stata inaugurata a Povo di Trento, presso la biblioteca universitaria del Polo scientifico e tecnologico “Fabio Ferrari” dell’Università di Trento, la mostra “Era domani, storie a 8 bit”, che propone al visitatore il fascino dell’evoluzione dell’informatica personale dal 1977 fino agli anni ’90. Curatori dell’evento sono il professor Damiano Cavicchio e il professor Ugo Masè con il supporto del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell'Informazione (DISI) e della Direzione Sistemi Informativi, Servizi e Tecnologie Informatiche dell’ateneo.
Per i più giovani la mostra sarà occasione per scoprire le memorie e le filosofie che hanno preceduto le micro tecnologie che usiamo tutti i giorni all’interno ad esempio dei telefoni cellulari e nelle fotocamere, nei computer domestici e nelle console di gioco. Per i meno giovani l’opportunità di tornare con un balzo di nostalgia negli anni ’70 e ’80, quando timidamente, davanti ad un televisore bianco e nero, si cominciava a “digitare” su una tastiera o si giocava a “pong” facendo rimbalzare una pallina fra due racchette virtuali comandate dallo Joystick.
Dal 19 al 22 febbraio 2012 si è tenuto a Rovereto il workshop “Science of Experiential and Qualitative Spaces”, promosso dal centro Mente Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento, il cui punto focale è stata la discussione sullo sviluppo di una scienza dei fenomeni qualitativi nella percezione e nella mente. Ne abbiamo parlato con Liliana Albertazzi, principal investigator al CIMeC e professore associato presso la Facoltà di Scienze Cognitive dell’ateneo. La professoressa Albertazzi, insieme a Fulvio Domini (IIT, e Brown University), è stata l’organizzatrice dell’evento.
Professoressa Albertazzi, perché il CIMeC ha promosso una serie di workshops dedicati all’analisi degli spazi esperienziali e qualitativi? In che cosa consistono questi spazi?
Il CIMeC ha risposto all’esigenza da parte di diversi settori di ricerca di far luce su aspetti della percezione legati a fenomeni qualitativi. Al di fuori degli studi di percezione, sono settori di grande valenza applicativa come computer graphics, virtual reality, biotechnologies, embeddedrobotics e design. Si tratta di aspetti che usualmente rimangono al margine delle ricerche psicofisiche e neurofisiologiche, che hanno carattere eminentemente quantitativo.