Sembra divenuta ormai una tradizione, in Italia, quella di vedere discusse, e molte volte approvate, le riforme dei sistemi scolastico e universitario ogni volta che avviene un cambio di governo. Questo perché, indipendentemente dalle opinioni politiche, è certo che occorrano ammodernamenti e razionalizzazioni in grado di sfruttare in maniera più adeguata le risorse disponibili. Di contro, è altrettanto vero che i continui cambi di ordinamento non sembrano giovare ad un sistema che appena trova un equilibrio, anche precario, è costretto subito a rimettersi in discussione.
Ad ogni modo, l’attuale ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini sta lavorando da ormai più di un anno a una riforma universitaria che è stata approvata il 28 ottobre 2009 dal consiglio dei ministri e che ora dovrà passare al vaglio del Parlamento per essere discussa e votata. Va ricordato che, nel gennaio del 2009, l’aula di Montecitorio aveva già trasformato in legge un decreto del ministro volto a: distribuire i finanziamenti agli atenei in base a criteri meritocratici; riformare le commissioni dei concorsi, ora sorteggiati; favorire le assunzioni di ricercatori spostando il blocco del turn over dal 20 al 50%.
Ma cosa cambierà in caso di approvazione della cosiddetta “riforma Gelmini”? Di seguito cercheremo di illustrare brevemente i punti salienti: